domenica 30 agosto 2020

1CORINZI 1:1,2


1Corinzi 1:1 Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per la volontà di Dio, e il fratello Sostene,

Il mittente e i destinatari di questa lettera sono indicati in modo particolarmente solenne, cosa che rende l'inizio della Prima Corinzi molto importante dal punto di vista teologico. Paolo non è che di sua iniziativa fa una cosa, ha scelto di fare questo o quest'altro, no. Sono chiamato, dalla volontà di Dio, a far che cosa? A essere apostolo di Cristo, ossia inviato di Cristo. Paolo rappresenta Cristo. Questa sua nuova vita di essere apostolo di Gesù Cristo non nasce da lui: egli è apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio. Dio lo ha chiamato, personalmente. 

Ecco perché la Chiesa deve essere apostolica, cioè fondata sulla testimonianza degli apostoli, e questo è di grande importanza, perché se qualcuno mi viene a dire: Guarda c'è stato uno che ha avuto una rivelazione e ha fondato una chiesa nuova... che si tenga la sua rivelazione e la sua chiesa! (Per buona pace di tutte le chiese evangeliche).

In altre parole, noi abbiamo bisogno della testimonianza storica che si rifà a chi ha visto Gesù. La nostra fede non si rifà a visioni personali. Neanche a delle idee personali o a teorie nuove. È un fatto storico. Innanzitutto di Israele, della sua storia che culmina in Gesù, che è la rivelazione ultima di Dio. E gli apostoli ci testimoniano questo. Ma ci deve interessare anche un'altra cosa, che cioè gli apostoli sono stati inviati per annunciare proprio questo. Questa tramandazione è giunta fino a noi. Per questo la Chiesa è essenzialmente apostolica. La tramandazione continua. Per questo il cristianesimo si è trasmesso.

Paolo non è l'unico a far questo, è insieme al fratello Sostène. Non si è mai soli, non è mai un'impresa personale. 

1Corinzi 1:2 alla chiesa di Dio che è in Corinto, ai santificati in Cristo Gesù, chiamati a essere santi, con tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore loro e nostro,

Paolo si rivolge alla Chiesa di Dio che è in Corinto. Non ci sono chiese, ma la Chiesa. Ci sono più  comunità dove la Chiesa è presente. Corinto è l’espressione locale di una realtà universale. La parola Chiesa, dal verbo ἐκκαλέω, ἐκκλησία vuol dire "chiamata fuori", cioè i cristiani sono chiamati fuori. Da cosa e perché? Chiamati fuori a uscire dalle categorie mondane, da una logica, da una filosofia di vita mondana. Chiamati fuori a prendere coscienza della verità. In altre parole chiamati fuori a essere santificati in Cristo Gesù. Il “luogo” dove la santificazione si compie è Cristo. Siamo santificati in lui, poiché nel battesimo diveniamo con lui un solo corpo ed è nel suo corpo che la nostra santificazione si compie. In lui diveniamo tralci della sua vite. Cristo è la linfa della nostra santificazione. Siamo figli di Dio. È questa la nuova coscienza cristiana che ci chiama fuori e che poi ci manda agli altri, quasi fosse un paradosso.

E allora non sono chiamato fuori per dire me ne frego degli altri e faccio il mio cammino, no, no! Sono chiamato fuori per far capire anche agli altri. Per fare questo devo vivere la mia santità cioè il mio impegno di figlio.

"Santo" vuol dire separato, cioè diverso. La diversità è il fatto che noi viviamo nella misericordia di Dio. Mentre il mondo vive nel calcolo, nell'egoismo, nell'interesse, nel tornaconto, sotto il dominio della schiavitù della paura della morte, perché si sentono figli di nessuno, e quindi devono amministrare al meglio la loro vita, ecco che noi invece sappiamo che la nostra vita è nelle mani di Dio, che ci è Padre, ci ha amati, ci ha salvati, ha dato il Figlio per noi, la nostra morte è l'incontro con Lui. Questa è quella santità radicale che ci fa vivere in modo diverso.

La separazione innanzitutto è una vita filiale. Ecco, provate a pensare che cosa significhi essere figli oppure non esserlo, pensare che i genitori vi amino o non vi amino, pensare che voi esistete per qualcuno o non esistete per nessuno. Non è una cosa secondaria. Quindi la prima coscienza è proprio questa coscienza filiale: avere coscienza di un Padre che tanto mi vuol bene da dare il Suo Figlio per me, e quindi ai Suoi occhi io valgo qualcosa. Questa coscienza di appartenenza, di amore, di accettazione, ci rende santi.

I Corinzi sono santi per chiamata, cioè per iniziativa divina sono stati scelti a credere e a far parte del popolo di Dio. Il testo originale non dice "chiamati a essere santi", ma "chiamati santi". Chiamati a essere santi dà al testo un significato etico (ce la farò a diventare santo?). Invece il testo vuole esprimere un'azione di Dio: chiamati santi. La Chiesa è santa in quanto comunità di persone beneficiarie dell'azione e della vocazione divina.

È interessante, poi, che questa santità non è un fatto privato, ma siamo chiamati insieme con tutti quelli che in ogni luogo, hanno ricevuto la stessa chiamata. Non con quelli che ci scegliamo, no, con tutti quelli che sono in ogni luogo. La vocazione alla santità non è di uno o di qualcuno, non è neanche di tutti singolarmente presi. La vocazione alla santità è di tutti, ma è di tutti insieme. Insieme dobbiamo tendere alla santità, ognuno con l’altro. La solitudine non è del cristiano, neanche nella santità. Chi è in un cammino verso l’acquisizione della perfezione cristiana non è mai solo, assieme a lui ci sono molti altri che camminano e sono tutti protesi, ognuno secondo il grado della sua partecipazione di volontà, di cuore, di mente e di spirito, alla realizzazione della Parola di vita nella loro quotidiana esistenza.

Qui si fonda la cattolicità appunto della Chiesa che è aperta. La mia fraternità è aperta, ma se non vivo da fratello e comincio a pestare i piedi a chi mi sta a destra e chi a sinistra, che fraternità cristiana vivo? La fraternità la realizzo innanzitutto con i fratelli che non ho scelto. E per questo sono miei fratelli e li amo non perché li ho scelti perché sono bravi o perché hanno le mie stesse idee, ma perché sono fratelli. E se non ami il fratello che non hai scelto, non ami nessuno.

E cosa fanno questi uomini? Invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo. L'elezione non è più solo per il popolo di Israele, ma è per tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore. Una definizione di cristiano: colui che invoca il nome del Signore Gesù Cristo. Si può sentire l'eco delle parole del profeta Gioele (2:32) "Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato". E l’invocazione non è semplicemente un fatto formale, ma è qualcosa di esistenziale, vitale. È Cristo che dà senso e significato alla mia esistenza. Questo poi si traduce nella pratica con l’acclamazione liturgica a Cristo, glorificato quale Signore della comunità cristiana e del mondo intero.

Nell’antichità, invocare il nome significava avere relazione, entrare in comunione con il Nome invocato. Il cristiano è colui che è in comunione con Gesù come suo Signore. Come colui che mi ha amato e ha dato se stesso per me. Lui mi ama e io rispondo col mio amore, e questo mi rende simile a Lui: figlio. Per questo invocare il nome di Gesù è sinonimo di salvezza, non per qualcosa di magico, ma se entro in comunione con Lui che è il Figlio, divento figlio, e attraverso Lui sono in comunione con il Padre e con i fratelli.

Signor loro e nostro. Gesù Cristo è il Signore unico, il solo, ed è il Signore di tutti coloro che credono nel suo nome. In qualsiasi parte del mondo i credenti si trovano a vivere, sono sempre sotto quest’unico e solo Signore.

lunedì 17 agosto 2020

IL GOVERNO MONDIALE


IL GOVERNO MONDIALE

Nel 1773, Amschel Mayer Bauer, cambiato il suo cognome da “Bauer” in “Rothschild”, invitò a Francoforte dodici uomini ricchi e influenti, con la proposta di unire le loro risorse per finanziare e dirigere il Movimento Rivoluzionario Mondiale, e usarlo per impossessarsi delle ricchezze, delle risorse naturali e della forza lavoro di tutto il pianeta. Egli dimostrò che i risultati finanziari, ottenuti con la Rivoluzione Inglese, non sarebbero stati paragonati a quelli che si potevano ottenere con la Rivoluzione Francese, solo se i presenti si fossero uniti per attuare il Piano rivoluzionario che egli aveva studiato con grande cura.

Il piano era articolato in 25 punti:

  • la legge come mascheramento della forza: “con l'uso della violenza e del terrorismo”;
  • l'usurpazione del potere politico: “con la diffusione del liberalismo”;
  • la sostituzione della Fede con la Libertà: “con la lotta di classe e con l'aiuto del capitale che è nelle nostre mani”;
  • l'uso di ogni mezzo per raggiungere lo scopo, “abbandonando le grandi qualità che in politica sono solo vizi”;
  • il diritto del più forte: “il potere che ci consegneranno volontariamente con il loro liberalismo”;
  • il potere invisibile: “che rimarrà tale fin quando avremo raggiunto una forza che nessuna potenza potrà minare”;
  • l'uso della psicologia per il controllo delle masse;
  • l'uso della corruzione: “l'uso di alcool, droghe, corruzione morale e vizi di ogni genere, per corrompere la gioventù e le nazioni”;
  • il diritto di appropriarsi delle proprietà altrui: “prendere le proprietà con ogni mezzo e senza esitazione”;
  • l'uso delle parole astratte di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza: “parole ripetute dagli stupidi pappagalli”;
  • la guerra: “fomentare guerre e dirigere le conferenze di pace, per sprofondare le nazioni nei loro debiti”;
  • l'amministrazione: “per eleggere i politici, nostri servi”;
  • la propaganda: “con la quale abbiamo avuto l'oro nelle nostre mani anche se abbiamo dovuto raccoglierlo da oceani di lacrime e sangue”;
  • il regno del terrore: “in cui gli esecutori dei nostri piani verranno da noi giustiziati perché possiamo apparire come salvatori degli oppressi e campioni del lavoratori”;
  • il panico della depressione industriale: “che creerà il diritto del capitale di regnare in modo più sicuro”;
  • l'infiltrazione della Massoneria: “per la diffusione dell'ideologia ateo-materialistica tra i Goyim”;
  • l'inganno sistematico;
  • la guerra rivoluzionaria: “spingere i Goyim contro Dio”;
  • la diplomazia: “il nostro vero potere segreto”;
  • il Governo mondiale come scopo finale;
  • la guerra economica: “tasse alte e competizione sleale;
  • corsa agli armamenti: “per la distruzione colossale dell'intera umanità”;
  • il Nuovo Ordine: “faremo noi la scelta di scienziati, economisti, finanzieri, industriali per il nostro governo”;
  • la corruzione dei giovani: “insegnando loro teorie e principi che sappiamo essere falsi”;
  • le leggi nazionali e internazionali “per distruggere la civilizzazione dei Goyim”.

La sintesi di questo piano infernale di creazione di un Governo mondiale si può riassumere in queste parole: con l'astuzia e il regno del terrore, si deve distruggere ogni governo, abolire la proprietà privata e la famiglia, eliminare tutte le religioni e, dopo una colossale corsa agli armamenti, spopolare la terra con guerre mondiali e cancellare il vero nome di Dio dal lessico della vita.

«Nel nostro pianificato “regno del terrore”,
noi dobbiamo apparire come i salvatori degli oppressi
e i campioni dei lavoratori.
Noi, invece, siamo interessati proprio all'opposto...
alla riduzione e all'uccisione dei Goyim»!
«Dobbiamo lanciare una corsa agli armamenti
in modo tale che i Goyim possano distruggersi
a vicenda, ma su una scala così colossale
che, alla fine, non rimarranno
che masse di proletariato nel mondo,
con pochi milionari devoti alla nostra causa...
e forze di polizia e militari sufficienti
a proteggere i nostri interessi».

«IL VERO NOME DI DIO VERRÀ CANCELLATO
DAL LESSICO DELLA VITA!»


lunedì 3 agosto 2020

10° COMANDAMENTO: NON DESIDERARE...

10° COMANDAMENTO: NON DESIDERARE...


Perché è così importante prenderci cura dei nostri desideri? Perché per esempio i 10 comandamenti finiscono con una lunga serie di cose da non desiderare: non desiderare la donna d’altri, la casa, la serva, il bue, l’asino, ecc. Perché Dio si prende tanta premura dei miei desideri. Non solo mi dice quello che non devo fare, ma mi dice anche quello che non devo desiderare. È invadente. Perché?

Per rispondere a questa domanda, che è una domanda molto grande, propongo cinque passi di pensiero.


1) L’essere umano è di per sé un essere desiderante. Noi desideriamo sempre, e desideriamo perché siamo radicalmente mancanti, ci manca qualcosa (che desideriamo). Qualcuno disse: potresti avere anche il mondo intero ma se perdi l’anima a che ti serve? Vuol dire che l’anima è più grande del mondo intero.


Tutta la terra non ci basta. All’inizio uno può credere che basti poco a soddisfare il nostro desiderio, però basterebbe soddisfarlo quel piccolo desiderio, per capire che ti manca di nuovo qualche cosa. Come diceva quella pubblicità? Mi manca tanto la Peroni. Però se ti danno la Peroni non è che poi sei contento, sei contento per poco, poi ti manca qualcosa d’altro. Cosa? In realtà non lo sappiamo. Funzioniamo così, indipendentemente dalla risposta che diamo.


Per riassumere questo primo passo: noi desideriamo tanto, non ci è affatto chiaro cosa desideriamo, sappiamo però di avere dentro di noi come una mancanza che praticamente quasi nulla se non nulla del mondo riesce a soddisfare.


2) Proprio per questo (non sappiamo che cosa veramente desideriamo nel nostro profondo) i nostri desideri vengono determinati da fattori non autentici. Li copiamo. Mettete due bambini in una stanza con 10 giocattoli. A un certo punto un bambino prende uno dei 10 giocattoli, che succede? Che normalmente l’altro lo vuole anche lui. Questo significa che noi non abbiamo desideri propri ma desideriamo quello che gli altri desiderano, quello che hanno gli altri (e questo la pubblicità lo sa bene).


Questo energia che abbiamo dentro, di desiderio, si devia emulando i desideri che incontra nel mondo. Desideriamo il successo, il denaro, perché siamo convinti che questo ci darà soddisfazione e appagherà la nostra fame.


Il più grande progetto psicologico mai intrapreso dalla razza umana è la pubblicità, cioè riempire il desiderio infinito dell’uomo di soddisfazioni inutili, cioè ingannare il desiderio dell’uomo. Facendolo convergere verso oggetti più o meno inutili è un progetto immenso per il quale lavorano milioni di persone applicando la loro intelligenza per questo, ci lavorano psicologi. Immagina puoi - diceva la pubblicità. Ti danno un'automobilina (nella pubblicità), ti fanno vedere questa bella automobilina che va per i monti, tutto verde, tutto bello, non è che ti fanno vedere Roma alle otto di mattina con due ore di avvelenamento da traffico, no, ti fanno vedere lande deserte, pulite (perché non ci sono auto), ce n’è solo una quella che devi comprare tu, se la immagini, e tu poveraccio che stai male, che non sai che cosa desideri ma sai che sei triste, e frustrato, e dentro cominci a pensare: Mamma mia se ce l’avessi sarei felice.


La società è strutturata sul desiderio inutile, che chiamiamo consumismo. Che cos’è il consumismo?

È una società fondata su desideri inutili, se non dannosi, che devono sempre essere sollecitati e anche inventati, perché altrimenti il Pil che fine fa? Che fine fa la Crescita? Questa Crescita… che un concetto ambiguo… la Crescita può essere anche di una massa tumorale, non sempre la crescita è una cosa felice per l’organismo, dipende… Sarebbe il tempo di fare un certo discernimento su questi concetti.


3) Possiamo andare a vedere che cosa desideriamo nelle profondità del cuore? Il nostro cuore spesso è sepolto, e noi non riusciamo ad ascoltare a fondo cosa questo cuore desidera. Proviamo a sentirlo. Che cosa desidera il nostro cuore adesso? Se lo ascoltiamo sicuramente possiamo essere d’accordo che noi tutti vogliamo vivere. Che cosa vuole il nostro corpo? Vuole vivere. Se potesse parlare direbbe: fammi vivere ancora, ancora un po’.


Ma se lo ascoltiamo ancora di più, sentiamo che non gli basta sopravvivere, noi vogliamo vivere ma in una forma intensificata, cioè vogliamo vivere di più, vogliamo vivere in modo più intenso. SE lo sentite, il desiderio non è semplicemente voglio vivere un giorno in più, ma vorrei che questo giorno fosse più vivo, più ricco, più felice. Noi vogliamo avere relazioni molto intense. Perché? Perché ci rendono felici, noi vogliamo la gioia, quindi una beatitudine, e in più vogliamo che tutto questo non finisca mai.


Quindi noi vogliamo vivere, vogliamo amare, vogliamo conoscere, vogliamo sapere perché stiamo qui nel nostro paese, che stiamo a fare sulla terra, io ci sto dal 1959 (e ognuno ha la sua data di scadenza che non conosciamo), ma che ci stiamo a fare? L’universo che ci sta a fare? Perché siamo coscienti di tutto ciò? Quindi noi vogliamo sapere. Vogliamo vivere, amare, sapere, e godere in eterno. Questo è il nostro vero desiderio. E cos’è una vita, amore, sapere, gioia, e beatitudine eterni? Dio!!


Solo in Dio riposa l’anima mia dice il salmo 62. Cerca la gioia nel Signore e esaudirà i desideri del tuo cuore (Sal. 36:4). Credici che questo sia ciò che vuoi e punta tutto su questo. Se tu consacri i tuoi sforzi nella ricerca del vero, i tuoi desideri vengono realizzati.

Cercate il regno e la giustizia di Dio e tutto le altre cose vi saranno sopraggiunte.

La rinuncia che ci viene richiesta è la rinuncia al nulla, la rinuncia all’errore, la rinuncia alle deviazioni del desiderio.


Sal. 111:10 il desiderio degli empi fallisce.


Chi sono gli empi? Siamo noi quando non siamo allineati nel giusto desiderio. Quando siamo ingiusti, quando non siamo orientati correttamente i nostri desideri falliscono.


Quante volte i nostri desideri falliscono, e poi magari ci accorgiamo che erano ingannevoli, e ciò che costruiamo su quella base fortunatamente crolla, statene certi è questione di tempo. Non è una sventura è una grazia. Che crolli ciò che non ha fondamento – anche se quando accade può farci male – è una “grazia”.


4) A seconda di come io orienterò i miei desideri darò forma alla mia vita. Noi prendiamo la forma di ciò che desideriamo di più. Se io desidero il potere cercherò di diventare un uomo di potere. Se il mio desiderio è di accumulare più denaro possibile, che cosa diventerò?

Una vecchia canzone che si attribuisce a Leonardo da Vinci dice: «movesi l’amante per la cosa amata; se la cosa amata è vile l’amante si fa vile». Noi prendiamo la forma, la sostanza, i caratteri di ciò che amiamo.


Questa è la grande questione dell’idolatria dell’AT. Tutta la lotta dei profeti contro gli idoli è esattamente questo: se tu ami gli idoli diventi come gli idoli. Gli idoli come sono? Morti. Non parlano, non amano, non esistono, se tu ami gli idoli diventi come loro, se ami il Dio vivente diventi un uomo vivente.


Che cosa possiamo fare per orientare i nostri desideri? Da una parte dovremmo lavorare nel riconoscere quei desideri che sono nati e cresciuti in noi sulla base di ferite, difese, cioè sulla base della nostra storia psicologica. Se io non faccio questo lavoro su di me, sarà molto difficile discernere i desideri impropri.


Faccio un esempio. Se io sono stato ferito nella mia famiglia. Questo è un vissuto, non è detto che siano fatti. Se io ho percepito un forte rifiuto, e mi sono difeso da questo rifiuto, inconsciamente perché il bambino reagisce in modo inconscio, si difende per sopravvivere, però ho improiettato l’idea che per sopravvivere devo dire sempre sì, devo essere molto bravo, ubbidiente, ho creato una strategia difensiva della condiscendenza. Allora, in questa area in cui io oramai mi sono abituato a vivere, sorgeranno determinati desideri, per esempio desidererò essere sempre bravo, desidererò non dare mai fastidio a nessuno, questo diventerà un mio desiderio che plasmerà la mia vita. Io per tutta la vita continuò a credere di desiderare di non dare fastidio a nessuno, ma in realtà quello non è un mio vero desiderio; è un desiderio che è nato da una ferita.


Purtroppo otterrò esattamente il contrario di ciò che spero di ottenere, e cioè io penso: se non darò fastidio a nessuno mi vorranno bene… e invece mi prendono a calci. Penso: se faccio tutto quello che mi dicono forse avranno un po’ di stima di me… calci negli stinchi. E allora tu pensi: Devo fare ancora più cose per farmi rispettare e accettare… desideri, desideri… ma non ottieni nulla perché non è quello che desideri.

Dobbiamo andare a trovare i nostri desideri fittizi, convinti che è ciò che noi desideriamo, e sbattiamo la testa. Sempre la stessa storia: incontro solo persone che non mi amano, nessuno mi riconosce per quello che valgo, mia mamma mi criticava dalla mattina alla sera… dobbiamo entrare dentro questi meccanismi. Dobbiamo indebolire la forza di questi desideri che non sono i nostri veri desideri. È un lavoro che fa fatto con umiltà, onestà e con coraggio. Sono compensazioni, sono droghe. Siamo malati, non dobbiamo giudicarci ma curarci. Gesù è venuto per i malati non per i sani.

Poi c’è bisogno di preghiera che serve a sintonizzarci meglio con la profondità del cuore. La preghiera è un lavoro, è un esercizio per accordarmi con ciò che il mio cuore veramente desidera.

Ciò di cui parliamo è anche una lotta. C’è un conflitto tra i desideri. C’è un conflitto dentro di me.

Romani 8:6 Perché ciò a cui la carne ha l'animo è morte,


Ora uno pensa, chissà che cosa sono questi desideri della carne. La carne è semplicemente il nostro vecchio uomo (potrei anche avere desiderio di santità come vecchio uomo). I desideri della carne portano alla morte, qualunque essi siano, provengono dalla sterilità non vengono dalla vita.


Romani 8:6 … ma ciò a cui lo spirito ha l'animo, è vita e pace;


Non è soltanto una lotta interiore, ma è una lotta che ha effetti storici, politici, culturali.


Il Cristianesimo non è una religione, è la fine delle religioni, ed è l’inizio di una nuova umanità. Poi è chiaro che le organizzazioni cristiane servono, ma devono essere al servizio dell’uomo. Sappiamo bene che questo a volte accade e a volte non accade, però questo è il dramma messianico, non possiamo sottrarcene, né possiamo tirarcene fuori, bisogna stare nella lotta, bisogna accettare che c’è un chiaro-scuro nella vita, nella mia vita, e quindi anche nella chiesa, dobbiamo esserne consapevoli, dobbiamo denunciare le cose che non vanno, purificare la chiesa, dall’interno. Tutto ruota intorno al mistero dell’incarnazione Questo è un mistero storico, e quindi non è che mi posso fare il cristianesimo per conto mio, che fa ridere perché ne farei sicuramente uno peggiore (l’abbiamo visto nella storia nel mondo protestante-evangelico), quindi siamo dentro questo corpo chiaro-scuro che già Gregorio Magno (VI secolo) diceva che la chiesa è amplissima nelle cose carnali ed esiguissima nelle cose spirituali.


Non ti liberi dal cristianesimo storico negandolo – come ha fatto il protestantesimo, DIVENTANDO PER QUESTO ERETICO - così come non ti liberi da una famiglia oppressiva scappando a Katmandu. Ti liberi dalle ferite di una famiglia oppressiva elaborando fino in fondo quella storia, e alla fine assumendotene la responsabilità.


giovedì 30 luglio 2020

LA TRINITÀ


La Trinità

Spiegare non vuol dire dimostrare. Dimostrare vuol dire fare un ragionamento in base al quale si riconosce che le cose stanno così e non possono stare in un altro modo. Rispetto al mistero di Dio non possiamo procedere in questo modo, e quindi si cercherà di spiegare con la consapevolezza che non si può dimostrare.

Però, anche spiegare può essere una pretesa, perché se si va a vedere che cosa vuol dire la parola spiegare, il verbo spiegare significa "togliere le pieghe". E quando uno ha tolto le pieghe la cosa è spiegata, ed essendo spiegata è senza pieghe, e quando è "senza pieghe" si dice (in latino) che è sine plices, in italiano: semplice.

Spiegare vuol dire togliere le pieghe ma facendole vedere. Perché se uno spiega qualche cosa che è già senza pieghe, che spiegazione sarebbe? Per spiegare qualcosa occorre far vedere che ci sono le pieghe, perché se tu cerchi di spiegare una cosa che è senza pieghe, di sicuro che le pieghe ce le metti dentro tu.

Come si fa a spiegare la Trinità? Padre, Figlio, Spirito Santo, quanti sono? Tu dirai: sono tre persone. Però è un unico Dio. È un unico Dio in tre persone, ma queste tre persone non sono tre individui. Se Gesù dice: Io e il Padre siamo una cosa sola. Quante cose sono? Una!
Io, quante cose sono? Una.
Noi, quante cose siamo? Basta contarci, siamo…. Quindi siamo tante cose.

Dio è una cosa sola come io sono una cosa sola. Però io sono una persona e una cosa sola, mentre Dio è una cosa sola e tre persone.
E allora come si fa? Quando cominci a pensare alla Trinità, è quasi sicuro che diventi un triteista, pensi a tre divinità: c’è il Padre, c’è il Figlio, c’è lo Spirito Santo. Il Padre è il creatore, il Figlio è il salvatore, e poi sì c’è anche lo Spirito Santo.

Attenzione!!! È un unico Dio, non tre! Un’unica sostanza, come io sono un’unica sostanza. Posso io moltiplicarmi? No. Non sarei più un’unica sostanza. Posso dividermi? No, non sarei più un’unica sostanza. Dio è un’unica sostanza, indivisibile e non moltiplicabile, eppure crediamo che sia Padre, Figlio e Spirito Santo.

Allora, qualcuno potrebbe dire: tre uomini, Giuseppe, Luigi e Federico sono tre, però come uomini sono uno. No!! Perché non sono uno come unica cosa, ma come una specie. Dio non è una unica specie in tre persone.

Capiamo quindi che la spiegazione del mistero trinitario non consiste nell’andare a vedere come è fatto, ma nel cercare di evitare gli errori. Cioè non possiamo spiegare il mistero in sé, ma possiamo considerare il modo con il quale, erroneamente, cerchiamo di rappresentarcelo. Quindi non si va dentro il mistero, si va dentro la cattiva rappresentazione e la si smonta. Non arriveremo ad avere la comprensione piena della Trinità, ma salvaguarderemo il mistero dagli errori.

La prima cosa da evitare è quella di concepire tre individui. Non sono tre individui, se fossero tre individui saremmo politeisti, e invece siamo monoteisti. Un unico Dio. Ma allora per quale motivo lo concepiamo con i termini Padre, Figlio, e Spirito Santo? Forse perché sono tre nomi diversi per dire la stessa cosa? Se io mi chiamassi Giuseppe Francesco Maria, sono tre nomi per dire la stessa cosa. Ma lì invece sono tre persone distinte, non tre nomi distinti. Non è che l’unico Dio certe volte si chiami Padre, e certe volte si chiami Figlio e certe volte si chiamo Spirito. Un conto sono tre nomi, un conto sono tre persone.

Ma allora, se non sono tre individui, non sono tre nomi, forse saranno tre modi (a volte si manifesta come Padre, a volte come Figlio, a volte come Spirito Santo). No, non sono tre modi! Tre modi sarebbero delle forme con le quali Dio si manifesta. Io adesso mi manifesto nel modo dello studioso biblico, quando sto in famiglia mi manifesto come padre, e quando lavoro mi manifesto come lavoratore. Tre modi diversi un unico soggetto. Ma le tre persone divine non sono tre modi diversi con cui Dio si manifesta.

Non sto spiegando il mistero in sé della Trinità, me la sto prendendo con le cattive rappresentazioni della Trinità: tre nomi, tre individui, tre modi. Ma allora com’è? Non lo so, ma so che non è rappresentabile in questi modi.

Allora diciamo che il Figlio, se si chiama Figlio, procede dal Padre, e lo Spirito se si chiama Spirito vuol dire che sarà spirato da qualcuno. Quindi il modo con il quale, al massimo, possiamo entrare dentro il mistero trinitario, è capire che in Dio ci sono delle processioni (il Figlio procede dal Padre, lo Spirito procede, è spirato, dal Padre e dal Figlio), ma queste processioni non sono dei movimenti, non sono dei moti che si realizzano in Dio. Dio non è in moto, Dio è immutabile.
E allora dire che il Figlio procede dal Padre, senza che vi sia movimento, e che lo Spirito Santo proceda dal Padre e dal Figlio senza che vi sia movimento, significa che è un movimento senza movimento, il risultato è la pura relazione.

Se il Padre genera il Figlio, e il Figlio è generato dal Padre, e togliamo di mezzo l’idea che questa generazione sia come nel mondo naturale, umano, un moto, resta soltanto il rapporto Padre e Figlio. Il rapporto Padre e Figlio si chiama relazione.

Questa relazione è eterna. L’idea di relazione, la paternità, la filiazione, la spirazione, tolto di mezzo il moto ci dà la possibilità di esprimere il significato della Trinità senza dimostrarlo, e di non cadere nell’errore dei tre individui, dei tre nomi, dei tre modi.

Quindi per cercare di spiegare questo mistero, diciamo che in Dio ci sono queste relazioni: la paternità, la filiazione, e la spirazione; questo ci viene dalla Rivelazione. E dicendo paternità, filiazione, spirazione, noi evitiamo di pensare che ci sia un mutamento in Dio e che ci siano tre cose in Dio.

Ma allora perché invece di dire paternità, filiazione, e spirazione, diciamo Padre, Figlio e Spirito? Perché la paternità è un termine astratto, ma sapendo che in Dio la paternità si identifica con la stessa sostanza divina, non dobbiamo usare l’astratto ma dobbiamo usare il concreto: Padre.

E così si va avanti. La relazione di filiazione, se si identifica con l’unica sostanza divina, si chiamerà Figlio. E così è per lo Spirito Santo.

E quindi l’unica possibilità che abbiamo di distinguere in Dio le persone è perché le relazioni si oppongono. Non si oppongono perché sono in conflitto tra di loro, si oppongono perché una relazione per distinguersi deve opporsi. Un individuo per distinguersi da un altro non c’è bisogno che si opponga, lo si indica (col dito), ma una relazione non può essere indicata, una relazione per distinguersi da un’altra deve opporsi: destra-sinistra, paternità-filiazione, spirante-spirato.

Questo è un concetto astratto, ma ci evita gli errori che provengono dalle cattive rappresentazioni della trinità che distruggerebbero il mistero trinitario.

Viene prima la paternità o la filiazione? Mi dici come fa a esserci la paternità se non c’è la filiazione? Sono insieme. Quando uno è padre? Quando ha un figlio. Il padre viene prima del figlio? No. Se non c’è un figlio non c’è un padre. Padre e figlio insieme; appena uno è padre è perché c’è il figlio, quando c’è il figlio uno è padre. Le relazioni sono insieme.

Nel nostro modo di esprimerci diciamo Padre, Figlio e Spirito Santo, dal padre procede il Figlio, dal Padre e dal Figlio procede lo Spirito, ma sono un’unica sostanza sempre insieme, e quindi eternamente insieme, uguali e pur distinti, non sono tre individui in successione, anche se nel nostro modo temporale di ragionare, semplifichiamo e indichiamo il Padre come se fosse la fonte, il Figlio ciò che procede principalmente dalla fonte, e lo Spirito Santo che procede dalla fonte insieme al Figlio.

Per quale motivo diciamo che lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio, e non può procedere solo dal Padre? Perché se procedesse solo dal Padre, sarebbe .. il Figlio! Procede dal Padre e dal Figlio.

Il segno della croce. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Ma perché si mette insieme la croce e la Trinità? Di per sé non centrano niente. Cosa centra la croce con la Trinità? Questo è un simbolo maestoso. Nella sequenza abbiamo l’ordine Padre-Figlio-Spirito Santo, perché il Padre genera il Figlio, il Padre e il Figlio spirano lo Spirito Santo, e allora è gioco forza indicarli con questa successione, ma essendo relazioni, le relazioni sono sempre insieme, non una prima e l’altra dopo.

Nel segno della croce, il Padre è indicato dalla testa (perché la rappresentiamo come la fonte), però subito con il Figlio si scende … perché si scende? Non perché il Figlio si trova più in basso del Padre, ma perché il Figlio s’incarna. Non è che diventa Figlio perché s’incarna, ma noi conosciamo il Figlio in forza dell’incarnazione, che è rappresentata come una discesa. È rappresentato come una discesa, non che sia una discesa. Quindi rappresentato come discesa, abbiamo il Padre, il Figlio … e cosa si indica con la mano nel segno della croce? Il cuore. Questo vuol dire che il Figlio procede dal Padre, ma si manifesta per noi nel tempo e nella storia con l’incarnazione, che è l’amore di Dio. Ma la mano non prende solo il cuore, prende anche le viscere – splanchna, in greco – l’amore viscerale veniva indicato per esprimere la misericordia. Quindi si dice, nel nome del Padre e del Figlio, per indicare che il Figlio si incarna per amore misericordioso e viscerale.

E perché Spirito Santo con le due spalle? Non è giusto, perché allo Spirito Santo le due spalle? Il Figlio procede dal Padre, e lo Spirito? Dal Padre e dal Figlio. Per indicare che ci sia lo Spirito, non basta che ci sia la fonte che è la paternità, ma paternità e filiazione insieme.


mercoledì 29 luglio 2020

LA DOMENICA

LA DOMENICA


Gli avventisti, che hanno già preso una cantonata clamorosa predicendo la fine del mondo per il 1844, sostengono che il giorno del Signore non sarebbe la domenica, ma il sabato.

Il passaggio dal sabato alla domenica è avvenuto progressivamente ed è giustificato dal fatto che la risurrezione, che è l’inaugurazione dei tempi nuovi o della nuova creazione, è avvenuta il primo giorno dopo il sabato.

Agli inizi della Chiesa la domenica coesisteva accanto al sabato. In alcuni settori della cristianità il sabato e la domenica erano osservati come due giorni fratelli (cfr. S. Gregorio di Nissa nel 
De Castigatione, PG 46,309). 
Ma sin da subito, la domenica viene privilegiata dalla Chiesa come il giorno di culto.

Il sabato rimaneva il giorno del riposo, mentre la domenica era giorno lavorativo. Per questo «
i cristiani sono costretti ad alzarsi prima del sorgere del sole». Lo testimonia il governatore della Bitinia, Plinio il Giovane, il quale constata che essi hanno l’abitudine «di riunirsi a giorno fisso prima della levata del sole e di cantare tra di loro un inno a Cristo come a un dio» (Plinio il Giovane, Epist., 10, 96, 7, fine I secolo). 
Non ci sarebbe stato bisogno di alzarsi prima del sorgere del sole se si fossero radunati di sabato, che era giorno di riposo.

Anche Tertulliano ricorda i ritrovi prima dell’alba (
coetus antelucani: antelucani deriva da ante lucem, prima del sorgere della luce) (Tertulliano, Apologeticum, 2, 6).

Ben presto, il culto domenicale sostituisce completamente il culto del sabato e quando, nel IV secolo il cristianesimo viene riconosciuto dallo Stato, la domenica diventa anche il giorno ufficiale di riposo. 
Questi sono i dati storici. Poi abbiamo i dati teologici.

Ci sono tre testi nel Nuovo Testamento che fanno riferimento al culto domenicale.

1Corinzi 16:1 Quanto poi alla colletta in favore dei fratelli, fate anche voi come ho ordinato alle Chiese della Galazia.
1Corinzi 16:2 Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare, perché non si facciano le collette proprio quando verrò io.

È vero che non si fa riferimento alla celebrazione del culto né si dice che quello si è messo da parte doveva essere portato nell’assemblea. Ma è presumibile che sia stato così tanto più che San Paolo chiama la colletta “leitourgias”, “servizio sacro” (2Cor. 9:12). La domenica, già fin d'allora era stata sostituita alla celebrazione del sabato.

Inoltre in 1Cor. 11:20 San Paolo fa riferimento al radunarsi insieme per la cena del Signore, soprattutto quella celebrata di domenica, come si vede nel seguente secondo testo.

2. Il secondo testo è di Atti 20:7-11:

Atti 20:7 Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte.
Atti 20:8 C'era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti;

L’espressione ci eravamo riuniti a spezzare il pane indica la Cena del Signore.

L’annotazione della presenza di molte lampade non è puramente coreografia, ma lascia intuire che si trattava di una celebrazione che rimanda al trionfo della luce sulle tenebre, al trionfo della vita sulla morte. Il che fa capire che proprio nel giorno della risurrezione erano soliti radunarsi per l’eucaristia (parola greca che significa rendimento di grazie).

Se si tiene presente che in Atti 2:42 si afferma che i credenti erano perseveranti nello spezzare il pane, tutto lascia pensare che questa perseveranza avvenisse in modo particolare di domenica.

Il terzo testo è Apoc. 1:10 dove Giovanni scrive:

Apocalisse 1:10 Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva:

Giorno del Signore è la denominazione data a quel primo giorno dopo il sabato. Signore è Kyrios, Gesù Cristo. Il testo greco legge kyriakē hēméra (giorno signorile). È il giorno della risurrezione di Gesù Cristo, il giorno della vita nuova, immortale, gloriosa e incorruttibile. I cristiani al tempo in cui Giovanni ha scritto l’Apocalisse vivevano questo giorno come il giorno consacrato al Signore.

Di quel tempo (seconda metà del I secolo) abbiamo uno scritto importante, che non fa parte del Nuovo Testamento, sebbene gli sia contemporaneo, la Didachè nella quale si legge: “Nel giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri peccati” (13:1).

Una ulteriore testimonianza la troviamo nella lettera di Barnaba: “Per questo noi trascorriamo l’ottavo giorno nella gioia, perché in questo giorno Gesù risorse dai morti e, dopo essere apparso visibile, salì ai cieli” (Epistola di Barnaba 15:9).

Pertanto, anche se non c’è alcuna indicazione esplicita che asserisca che il culto domenicale debba sostituire quello del sabato, tuttavia di fatto fu così.

Questa prassi è probante soprattutto perché è caratteristica di tutte le comunità cristiane, dovunque e da sempre.

SHEMINI ATZERET?

"...l’ottavo giorno (shemini atzeret) avrete una santa convocazione, e offrirete all’Eterno dei sacrifici mediante il fuoco. È giorno di solenne radunanza; non farete alcuna opera servile" (Lev. 23:36)

Questa è la festa più enigmatica di tutto l’anno biblico. Cosa significa, infatti, questo giorno? Il nome ebraico è Shemini Atzeret. Letteralmente è "l’ottavo giorno di riunione". La parola Atzeret deriva dalla radice atzar che significa "trattenere" o "rimanere".
L'ottavo giorno era molto importante nel culto di Dio ai tempi dell'Antico Testamento. Le seguenti cerimonie erano completate l’ottavo giorno:
  • Il primogenito di un animale era sempre riservato per Dio. Tuttavia, il proprietario doveva lasciarlo con sua madre per sette giorni. L’ottavo giorno veniva portato a Dio come offerta (Es. 22:30).
  • La circoncisione di un bambino veniva praticata l’ottavo giorno (Lev. 12:3).
  • Quando un lebbroso era guarito dalla sua malattia, doveva comparire davanti al sacerdote per essere esaminato. Se la malattia era veramente scomparsa dal suo corpo, doveva sottoporsi per sette giorni a un rituale di purificazione. All’ottavo giorno era considerato puro (Lev. 14:10,23)
  • Se un uomo aveva un’emissione dal suo corpo, era considerate impuro. Una volta guarito dall’emissione, doveva sottoporsi ad un periodo di purificazione di sette giorni. L’ottavo giorno era considerato puro (Lev. 15:8).
  • Quando una donna aveva i suoi corsi mensili, era considerate impura per sette giorni. L’ottavo giorno diventava pura dopo aver fatto una purificazione rituale (Lev. 15:20).
  • Alla fine di un voto di nazireato, la persona doveva offrire dei sacrifici per sette giorni. Nell’ottavo giorno era sciolto dal suo voto (Num. 6:10).
È evidente che l’ottavo giorno era l’inizio di qualcosa di nuovo. Sia che si trattava di essere purificato, circonciso, o sciolto da un voto, l’ottavo giorno era significativo di un nuovo inizio.

I primi sei giorni lavorativi rappresentano seimila anni, durante i quali tutti gli uomini faranno le cose a modo loro, e sotto il governo dell’uomo. Il sabato è tipo e ombra degli ultimi mille anni. È il regno millenario. Durante questo tempo, l'uomo si troverà sotto il governo di Dio.
Se il tempo assegnato all’uomo è di settemila anni, e ciascuno di questi periodi di mille anni è come un giorno per Dio, cosa avviene nell’ottavo giorno? È la nuova Gerusalemme che scende dal cielo, e dove il Re e la sua Sposa abiteranno per l'eternità

1Corinzi 5:7 Purificatevi dal vecchio lievito, affinché siate una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra pasqua, cioè Cristo, è stata immolata.
1Corinzi 5:8 Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.

In questo versetto Paolo dà il motivo, la ragione cristologica, il fondamento cristico della sua decisione a che il peccato venga tolto dalla comunità. Bisogna togliere il lievito vecchio perché altrimenti tutta la pasta viene contaminata, viene lievitata di peccato. Bisogna togliere il vecchio lievito perché noi siamo una pasta nuova, una pasta che non deve essere lievitata.

Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Siamo stati rigenerati in Gesù Cristo e in lui siamo stati fatti una nuova pasta, pasta azzima, pasta senza il lievito del peccato. Questa è la nostra realtà spirituale.

Bisogna mangiare l’agnello pasquale, e il nostro Agnello pasquale è Gesù Cristo che è stato già immolato, è già sulla tavola. Come lo si mangia? Con la pasta nuova, ma la pasta nuova siamo noi, allora dobbiamo mangiarlo da pasta nuova, non lo possiamo mangiare da pasta lievitata dal peccato. Cristo, la nostra Pasqua, è già stato sacrificato, la festa è cominciata! Anche noi siamo risorti e spiritualmente viviamo nei cieli, nell’ottavo giorno della Gerusalemme celeste. La Domenica è la Pasqua della settimana, in cui si celebra la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, il compimento in lui della prima creazione, e l'inizio della «nuova creazione» (cfr. 2Cor. 5:17 Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove).

L’Agnello è già stato immolato una volta, e la sua immolazione non si ripete, e quindi la Pasqua che celebriamo dura sempre.

La vita cristiana può paragonarsi a una festa pasquale continua (Celebriamo è presente, indica un’azione continua nel tempo), e la Domenica, la Pasqua della settimana, è invito a rivivere, in qualche modo, l'esperienza dei due discepoli di Emmaus, che sentirono «ardere il cuore nel petto» mentre il Risorto si affiancava a loro lungo il cammino, spiegando le Scritture e rivelandosi nello «spezzare il pane» (Luca 24:32,35). È l'eco della gioia, prima esitante e poi travolgente, che gli apostoli provarono la sera di quello stesso giorno, quando furono visitati da Gesù risorto e ricevettero il dono della sua pace e del suo Spirito (Giov. 20:19-23).

Commemorando non solo una volta all'anno, ma ogni domenica, il giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa ha voluto additare ciò che costituisce l'asse portante della storia, al quale si riconducono il mistero delle origini e quello del destino finale del mondo.

Pertanto, la domenica è innanzitutto una festa pasquale, illuminata dalla gloria del Cristo risorto. È la celebrazione della «nuova creazione».

Questa prospettiva cristocentrica, proiettata su tutta la storia, era presente nello sguardo compiaciuto di Dio quando, cessando da ogni suo lavoro, «benedisse il settimo giorno e lo santificò» (Gen. 2:3). Nasceva allora il «sabato», che tanto caratterizza la prima Alleanza, ed in qualche modo preannunciava il giorno sacro della nuova e definitiva Alleanza. Il riposo da Dio offerto al popolo d'Israele con l'ingresso nella terra promessa, è riletto nel Nuovo Testamento in una luce nuova, quella del definitivo «riposo sabbatico» (Ebr. 4:9) in cui Cristo stesso è entrato con la sua risurrezione e in cui è chiamato ad entrare il popolo di Dio.

Per capir la domenica bisogna dunque capire la teologia del sabato. Lo «shabbat»: il gioioso riposo del Creatore

«Cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro» (Gen. 2:2). Siamo di fronte a un antropomorfismo. Il «riposo» di Dio non può essere banalmente interpretato come una sorta di «inattività» di Dio, perché Dio non cessa mai di operare, come Gesù stesso ci dice in riferimento al precetto del sabato: «Il Padre mio opera sempre e anch'io opero» (Giov. 5:17). Il riposo divino del settimo giorno non allude a un Dio inoperoso, ma sottolinea la pienezza della sua opera della creazione.

Ma c’è dell’altro. Il Sabato ha a che fare anche con la salvezza.

Deuteronomio 5:15 Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.

Il Dio che riposa il settimo giorno è lo stesso che mostra la sua gloria liberando i suoi figli dall'oppressione del faraone.

Per questa dipendenza del comandamento alla memoria delle opere salvifiche di Dio, i cristiani, hanno interpretato l'originalità del tempo nuovo e definitivo inaugurato da Cristo, e hanno assunto come festivo il primo giorno dopo il sabato, perché in esso è avvenuta la risurrezione del Signore, che è l'anticipazione del compimento escatologico del mondo. Ciò che Dio ha operato per il suo popolo nell'Esodo, ha trovato nella morte e risurrezione di Cristo il suo compimento. In lui si realizza pienamente il senso «spirituale» del sabato, figura e ombra delle cose a venire.

Per questo la gioia con cui Dio, nel primo sabato dell'umanità, contempla la creazione tratta dal nulla e dice che tutto è buono, è ormai espressa da quella gioia con cui Cristo, nella domenica di Pasqua è apparso ai suoi, inaugurando la nuova creazione, tanto che se uno è in Cristo è una nuova creatura (2Cor. 5:17).

Ebrei 8:13 Dicendo però alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire.

Questo intimo legame della domenica con la risurrezione del Signore è stato sottolineato da tutte le Chiese, in Occidente come in Oriente. Nella tradizione delle Chiese orientali, in particolare, ogni domenica è la anastàsimos hemèra, il giorno della risurrezione, e proprio per questo suo carattere è il centro di tutto il culto.

La domenica è il giorno in cui, più che in ogni altro, il cristiano è chiamato a ricordare la salvezza che gli è stata offerta e che lo ha reso uomo nuovo in Cristo.

Apparendo agli apostoli la sera di Pasqua, Gesù alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Giov. 20:22,23). L'effusione dello Spirito fu il grande dono del Signore ai suoi discepoli la domenica di Pasqua. Era ancora domenica, quando, cinquanta giorni dopo la risurrezione, lo Spirito scese con potenza, come «vento gagliardo» e «fuoco» (Atti 2:23) sugli apostoli riuniti con Maria.

Questi sono i motivi per cui la domenica ha scandito la storia bimillenaria della Chiesa.

Essendo la domenica la Pasqua settimanale, in cui è rievocato e reso presente il giorno nel quale Cristo risuscitò dai morti, essa è anche il giorno che rivela il senso del tempo. La domenica prefigura il giorno finale, quello della Gerusalemme celeste, già in qualche modo anticipata dalla gloria di Cristo nell'evento della Risurrezione.

Il cristiano sa, perciò, di non dover attendere un altro tempo di salvezza, dato che il mondo, quale che sia la sua durata cronologica, vive già nell'ultimo tempo.

lunedì 25 maggio 2020

UOMINI O PECORE?

                                                              UOMINI O PECORE?


domenica 17 maggio 2020

UN PO' DI LOGICA

UN PO' DI LOGICA

1) Nel 2015, in una conferenza organizzata dalla Sapling Foundation (una organizzazione privata non-profit), Bill Gates ha detto testualmente che se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone nelle prossime decadi, è più probabile che sia un virus altamente contagioso invece di una guerra. Non missili ma microbi.

2) Al principio di maggio del 2018, in un convegno organizzato dal New England Journal of Medicine, lo stesso Bill Gates afferma che la prossima pandemia sarà di un agente patogeno sconosciuto o modificato in laboratorio a scopo terroristico e provocherà almeno 30 milioni di morti in meno di sei mesi.

3) Fra il 18 e il 27 ottobre 2019 si tengono a Wuhan i Giochi Mondiali Militari con la partecipazione di 10.000 atleti da tutto il mondo: molti partecipanti, compresi gli italiani, hanno riferito di essere stati male e di essersi ammalati subito dopo il ritorno a casa.

4) Il 18 ottobre 2019 il Johns Hopkins Center for Health Security, in collaborazione con il World Economic Forum e la Bill e Melinda Gates Foundation, inscena a New York, col nome di Event 201, la simulazione di una pandemia, modellata in gran parte sulla SARS, di un nuovo tipo di Covid proveniente dal pipistrello e trasmesso agli umani.

5) Alla fine di novembre del 2019 si registrano i primi casi confermati di persone infettate dal virus, nella città di Wuhan.

6) Il 23 gennaio 2020 il governo cinese decide la quarantena per la città e la provincia di Wuhan.

7) Il 27 gennaio 2020 il premier Conte dichiara in diretta televisiva alla giornalista Lilli Gruber: Siamo prontissimi. Continuiamo costantemente ad aggiornarci con il ministro Speranza. L’Italia in questo momento è il Paese che ha adottato misure cautelative all’avanguardia rispetto agli altri, ancora più incisive. Abbiamo adottato tutti i protocolli di prevenzione possibili e immaginabili.

8) Il 30 gennaio viene accertata la presenza del Covid-19 in Italia, col ricovero all’ospedale romano Spallanzani di una coppia di turisti cinesi.

9) Il 23 febbraio 2020 il governo Conte Bis vara un decreto-legge per la sicurezza Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 sull’intero territorio nazionale, e il primo ministro appare in televisione per ben 16 volte, peraltro dichiarando che tutto è pronto per fronteggiare una eventuale emergenza sanitaria.

10) Il governo Conte Bis prende i primi provvedimenti di ordine locale, e a livello nazionale dal 4 marzo, ordina la chiusura di tutte le scuole e le università, poi dal 9 marzo la sospensione delle manifestazioni sportive, e dall’11 marzo la chiusura di quasi tutti gli esercizi commerciali, tranne supermercati e farmacie.

11) L’11 marzo 2020 il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom dichiara quella di Covid-19 una pandemia, annunciando 118.000 casi in 114 Paesi e più di 4.000 morti accertati.

12) Il 14 aprile il presidente Donald Trump annuncia l’interruzione dei finanziamenti all’OMS, accusandola di errori nella gestione della crisi sanitaria e di insabbiamento di notizie, il che rende automaticamente Bill Gates, che era il secondo finanziatore di essa dopo gli Stati Uniti, il suo principale sponsor.

Questi sono i fatti; o almeno, sono alcuni fatti, messi in successione cronologica.

A meno che Bill Gates sia un indovino, si direbbe che sapesse con molto anticipo che ci sarebbe stata un’epidemia (chiamarla pandemia, come fa l’OMS, è una palese forzatura) e che sarebbe stata causata da un Coronavirus modificato in laboratorio. E i suoi recenti contatti telefonici con Giuseppe Conte attestano la sua straordinaria simpatia verso l’Italia, alla quale si propone di vendere i suoi vaccini a prezzo di favore, essendo cosa nota che è un perfetto gentiluomo nonché filantropo (e i 500.000 bambini indiani resi paralitici dai suoi vaccini vanno considerati solo uno spiacevole incidente).